Disabilità e inclusione: i numeri del ritardo

Disabilità e inclusione: un connubio che in Italia sembra trovare qualche ostacolo di troppo e che non permette la piena realizzazione e l’equità in ambito lavorativo per le persone con disabilità. Un ritardo che però nasce ben prima del momento del passaggio al mondo del lavoro, attraverso barriere che intaccano la qualità della vita di persone che, a causa di problemi di salute, soffrono di gravi limitazioni che impediscono loro di svolgere attività abituali.

Un numero per rappresentare l’altezza di queste barriere è il dato ISTAT del 2019 che rileva al 44,5% la soddisfazione espressa dagli italiani per la propria vita. Per le persone con disabilità il dato è al 19,2:  meno della metà che per il resto della popolazione.

Con due eccezioni: la soddisfazione sale al 30,5% per le persone con disabilità che hanno conseguito la laurea e al 38,2% per quelle che hanno un’occupazione. Una prima indicazione che disabilità e inclusione possono trovare un alleato nel mondo dell’educazione.

La formazione come chiave per migliorare il rapporto tra disabilità e inclusione

Numeri che suggeriscono chiaramente come un percorso per l’autonomia e la piena realizzazione sociale di tutti, passa attraverso lo studio e il lavoro. Un percorso professionale e personale, di affermazione, di autonomia e di socialità per scalare quelle barriere che – come recita la Convenzione delle Nazioni Unite del 2006 sui diritti delle persone con disabilità – impediscono la “piena ed effettiva partecipazione nella società su una base di eguaglianza con gli altri”.

Anche per questo, l’Inclusion Job Day punta i propri fari sull’inclusione lavorativa delle competenze: perché è quella la chiave per un confronto tra candidati e aziende nell’ottica di un inserimento lavorativo. Disabilità e inclusione trovano quindi una maggiore sintonia se accompagnati da un percorso formativo strutturato. Con l’Inclusion Job Day chiediamo alle aziende di proporre annunci di lavoro che possano valorizzare le competenze di un pubblico di candidati che per oltre il 50% sta conseguendo o a conseguito la laurea ma anche per quei diplomati e diplomandi che possiedono un bagaglio tecnico specialistico. Ma bisogna avere la consapevolezza che il percorso che le persone con disabilità hanno davanti a se per conquistare il diritto allo studio non è così facile e alle volte anche una forte determinazione deve scontrarsi con degli ostacoli concreti. Mi aiuto ancora una volta con i dati ISTAT del 2019 per individuarne alcuni.

Disabilità e inclusione: un percorso ad ostacoli che passa anche dalla scuola

Ci accorgiamo allora che in Italia le persone con disabilità senza titolo di studio Istruzione e formazione tra le donne sono il 17,1% (contro il 2% del resto della popolazione), tra gli uomini il 9,8% (contro l’1,2%), dato che peraltro dimostra una doppia discriminazione e reclama azioni di women empowerment robuste in ambito disabilità. Quindi disabilità e inclusione devono trovare modo di superare questo gap iniziale già dall’accesso allo studio. Anche perché dati così a tinte fosche si ripercuotono anche sulla possibità di accedere a diploma e laurea. Sempre l’ISTAT ci dice che le persone con disabilità che riescono a conseguire questi titoli sono il 30,1% degli uomini (rispetto al 55,1% del resto della popolazione) e solo il 19,3% tra le donne (contro il 56,5% del resto della popolazione). Discriminazione nella discriminazione.

In tutto questo, sempre l’ISTAT rileva che gli alunni con disabilità privilegiano indirizzi formativi orientati al lavoro immediato e rinunciano a prolungare la propria formazione fino all’università: il 49,8% degli alunni con disabilità si è iscritto a una scuola con indirizzo professionale, contro il 20,1% del totale degli alunni nel resto della popolazione.

Vi sono sicuramente alla base motivazioni culturali, nel senso di come stereotipi e pregiudizi rallentino l’inserimento scolastico delle persone con disabilità. Ma sicuramente esistono numeri incontrovertibili che evidenziano un grave gap strutturale e una mal distribuita equità anche in termini di disabilità e inclusione scolastica. Pensiamo alla base: al 2019 l’istituto di statistica rilevava che solo il 31,5% delle scuole aveva abbattuto le barriere fisiche. Solo il 17,5%, quelle che avevano eliminatole barriere senso-percettive. Con squilibri nella distribuzione. Ad esempio, l’accessibilità fisica delle scuole della Valle d’Aosta è al 66,2% mentre quella della campania al 21,6%. Nell’accessibilità senso-percettiva, l’avevano conseguita il 38,4% delle scuole della Provincia Autonoma di Bolzano e solo l’8,5% di quelle della Calabria. È evidente che disabilità e inclusione possano risentire di dati strutturali che sin dagli albori della vita sociale ostacolano il percorso di realizzazione delle persone con disabilità.

I tanti ritardi. Tanto lavoro da fare anche nell’inclusione lavorativa

Se la scuola non sempre garantisce una dotazione strutturale adeguata, non va meglio in altri ambiti.

Partiamo dalla presenza di rete sociale: l’ISTAT la rileva solo per il 43,5% delle persone con disabilità  (contro il 74,4% rilevato per il resto della popolazione). Con l’aggiunta che una persona con disabilità su 5 (pari a 600.000 persone) vivono in grande isolamento. 204.000 di esse, completamente sole. Questo è un dato che da solo solleva un allarme.

Esistono poi altri indicatori che possono invitare alla riflessione. L’accesso alla cultura: al 2019 solo il 37,5% dei musei italiani era attrezzato per accogliere le persone con disabilità. Solo il 20,4% era dotato di soluzioni informative specifiche (es. percorsi tattili). Solo il 9,1% delle persone con disabilità praticano sport (contro il 36,6%).

Da ultimo, in questi impietosi numeri di disabilità e inclusione, parliamo dell’ambito specifico dell’Inclusion Job Day: l’inclusione lavorativa.

Quindi parliamo di lavoro e disabilità Nella popolazione compresa tra i 15 e i 64 anni risulta occupato solo il 31,3% delle persone con disabilità che soffrono di gravi limitazioni gravi (26,7% tra le donne, 36,3% tra gli uomini) contro il 57,8% delle persone del resto della popolazione.

In questo contesto, un piccolo contributo può dare la Legge 68/99 che riguarda circa 700.000 aventi diritto in Italia, a fronte di una popolazione di persone con disabilità superiore ai 4 milioni di unità.

Per questo un vero percorso che porti disabilità e inclusione a parlarsi, non può che passare da un’azione culturale che investa tutte le persone e tutte le organizzazioni pubbliche e private.

Per questo l’Inclusion Job Day dialoga ad ampio spettro con una molteplicità di stakeholder per affrontare il tema dell’inclusione lavorativa sia dal punto di vista culturale che nella creazione di concrete opportunità di lavoro per le persone con disabilità.

Paolo Beretta

Project Manager Inclusion Job Day

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