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Lex Freedom, a tutela delle persone con disabilità

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Nasce uno “sportello virtuale” gestito da avvocati e altri professionisti per offrire supporto e competenze a chi vede negati i propri diritti e deve muoversi tra i meandri della burocrazia.

Si chiama “Lex Freedom” e sarà un nuovo servizio offerto da Working Souls, la società di consulenza per le aziende sui temi della DE&I. Già nella denominazione è contenuta la sua mission: risolvere con l’aiuto di professionisti situazioni in cui le persone con disabilità sono oggetto di ingiustizie o non possono esercitare i propri diritti. Ce lo racconta Francesco Canale, uno dei fondatori di Working Souls, già noto ai nostri lettori: lo abbiamo intervistato nei mesi scorsi sul nostro magazine. Oggi ci racconta come funziona il nuovo servizio.

Uno sportello per affermare i diritti

“L’idea è nata sia dalla mia esperienza personale sia dalle situazioni che ci raccontano le persone. Ci siamo chiesti cosa potessimo fare di utile e concreto ed ecco la proposta di aggiungere un altro servizio nell’offerta di Working Souls, coerente con la nostra mission. Perché noi ci proponiamo di migliorare la vita delle persone con disabilità e di chi ruota intorno a loro”.

Canale ci racconta alcune delle situazioni che ha vissuto. Ad esempio, la mancata autorizzazione da parte dell’Asl di una carrozzina speciale a cui ha diritto (Francesco è nato senza gambe né braccia) perché mancava la firma di un medico, oppure la lotta estenuante per ottenere il parcheggio dell’auto sotto casa per chi si prende cura di lui. Vicende che hanno richiesto l’intervento di un legale. “Non volevo rassegnarmi di fronte alle ingiustizie che subivo e solo così sono riuscito a far sentire la mia voce e a ottenere ciò che mi spettava per legge”.

Un incontro fortunato

Ad assistere Francesco è Cristina Lavizzari, avvocato penalista di Milano, con una lunga esperienza nella gestione di azioni legali dedicate ai temi DE&I. Sarà proprio lei a gestire il nuovo servizio “Lex Freedom” insieme a un team di specialisti. “Ho deciso di diventare avvocato a 12 anni, esattamente il 23 maggio 1992, quando morì il giudice Falcone. Una decisione di cui non mi sono mai pentita anche se la strada non è stata facile. A causa della mia disabilità, molti mi dicevano che non avrei mai potuto esercitare la professione. E quando un avvocato penalista mi propose il praticantato nel suo studio, anche se non era la specializzazione che avrei sognato, ho accettato”.

Sono anni di gavetta prima di arrivare ad affermarsi; nel frattempo, come volontaria, si occupa di un centro per ragazzi e inizia ad appassionarsi al diritto penale legato in particolare alla tutela dei minori e delle donne vittime di violenza. Qualche anno fa inizia a collaborare con un’associazione di genitori a cui offre la consulenza legale: “Mi  occupo soprattutto di tematiche legate alla scuola, ad alunni con disabilità che in base alle loro specifiche esigenze avrebbero diritto ad essere seguiti dalle giuste e specifiche figure professionali che la legge garantisce e per il giusto numero di ore, e questo spesso non avviene”.

Il ruolo di avvocato facilitatore

Tra Francesco Canale e Cristina Lavizzari negli anni si è creato un rapporto di profonda stima e conoscenza; li accomuna la stessa idea di come intendono il ruolo dell’avvocato di Lex Freedom. “Non è nostro intento portare i nostri assistiti davanti a un tribunale, anche perché conosciamo i tempi della giustizia italiana. Noi vogliamo essere dei facilitatori, dei consulenti che accompagnano le persone nei meandri burocratici facendo sentire la voce della legge. E molto spesso capita che al solo sentire pronunciare la parola avvocato, anche le situazioni più complesse giungono a una soluzione. Abbiamo raggiunto alcuni buoni risultati ma la strada è ancora molto lunga”.

Un servizio accessibile a tutti

Lex Freedom è basato su un modello di business che prevede l’accesso a chiunque abbia bisogno, a prescindere dalla sua condizione economica. Chi non potrà sostenere il costo, avrà ugualmente un supporto gratuito. “Stiamo studiando una serie di pacchetti che comprendono un numero prestabilito di chiamate al nostro sportello, una sorta di abbonamento – spiega Canale -. Avremo un programma di partnership per le aziende che credono nell’affermazione dei diritti e vogliono supportarci in questa impresa per garantire l’accesso a Lex Freedom anche a chi non potesse permetterselo. Perché l’obiettivo è che nessuno si senta escluso“. E aggiunge: “Come tutte le attività della nostra azienda, anche questa rientra in quello che noi definiamo attivismo imprenditoriale per la giustizia sociale, che non è beneficenza e non deve reggersi sul volontariato, ma su un’organizzazione di professionisti di alto livello qualitativo. Dopo un primo contatto con il nostro sportello, le persone possono continuare il loro percorso con il legale in modo diretto e scegliere insieme a lui l’iter migliore per affermare i propri diritti”.

Per informazioni e richieste di assistenza si può scrivere all’indirizzo mail cristina.lavizzari@workingsouls.it


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