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Inclusione lavorativa delle persone con disabilità: il nuovo report ENIL

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Riprendiamo l’articolo pubblicato a cura di Attiva-Mente, Associazione per la Vita Indipendente di San Marino, dedicato al documento diffuso dall’European Network on Independent Living.

Il nuovo policy report di ENIL pone una questione centrale: le politiche pubbliche per l’occupazione delle persone con disabilità devono essere valutate per i risultati che producono davvero, non per le buone intenzioni che dichiarano.

Ancora oggi, in molti Paesi europei, una parte rilevante delle risorse destinate all’inclusione lavorativa continua a finanziare forme di occupazione separate, protette o confinate. Le evidenze disponibili, però, mostrano che questi modelli producono pochissime transizioni verso il mercato del lavoro aperto. In diversi casi, il passaggio dal lavoro protetto al lavoro ordinario resta sotto l’1%, mentre anche le esperienze considerate migliori raggiungono percentuali molto limitate.

Il report richiama invece l’urgenza di investire in strumenti che permettano alle persone con disabilità di accedere, restare e crescere nel lavoro ordinario: accomodamenti ragionevoli, assistenza personale sul lavoro, job coaching, orientamento personalizzato, adattamento degli ambienti, tecnologie assistive, formazione, accompagnamento dei datori di lavoro e sostegni economici mirati.

Puntare a una vera inclusione

Il punto non è semplicemente “inserire” una persona in un contesto lavorativo. Il punto è costruire le condizioni perché ogni persona possa svolgere un lavoro scelto, retribuito, dignitoso e sostenibile, in un ambiente aperto, inclusivo e accessibile.

Il rapporto evidenzia anche un dato politico ed economico spesso ignorato: escludere le persone con disabilità dal lavoro non danneggia solo le singole persone e le loro famiglie, ma impoverisce l’intera collettività. Meno lavoro significa meno reddito, più rischio di povertà, maggiore dipendenza dai trasferimenti sociali, perdita di competenze, minore produttività e minori entrate fiscali. Ecco perché si propone di riformare le leggi e i regolamenti europei, affinché gli aiuti di Stato siano orientati in modo più chiaro verso l’occupazione nel mercato aperto e non verso strutture separate. L’idea è semplice ed è molto chiara: i fondi pubblici devono finanziare l’inclusione vera.

Esempi di buone pratiche

Il rapporto presenta anche diversi esempi concreti di pratiche promettenti. Tra questi, il Piano Emergo della Città Metropolitana di Milano, che combina servizi personalizzati, orientamento, formazione, supporto alle imprese e strumenti economici. Secondo i dati, nel 2023 il Piano Emergo ha raggiunto un tasso di inserimento nel mercato del lavoro aperto pari al 29,8%. Un altro esempio è DiversiCom, in Belgio, dove nel 2025 il 62% dei partecipanti risultava occupato nel mercato aperto o coinvolto in percorsi lavorativi o formativi significativi.

Il policy report rappresenta un contributo importante per tutte le istituzioni e le organizzazioni sociali, sindacali, datoriali e associative che intendono affrontare seriamente il tema dell’inclusione lavorativa. La direzione è chiara: spostare risorse, responsabilità e politiche pubbliche verso il mercato del lavoro aperto, con supporti personalizzati e risultati verificabili. Le risorse pubbliche devono sostenere il lavoro nel mercato aperto, non percorsi separati o simbolici. Secondo ENIL, l’inclusione non può essere un’etichetta: deve diventare una pratica credibile, trasparente, dignitosa e concreta.

Fonte: https://www.attiva-mente.info/news/inclusione-lavorativa-delle-persone-con-disabilit%C3%A0-%C3%A8-uscito-il-nuovo-report-enil


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