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Donne e lavoro: ancora lunga la strada per l’equità

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Secondo l’ultimo Rendiconto di Genere presentato dall’Inps, ancora rilevanti le condizioni di svantaggio della popolazione femminile nel nostro Paese. Lo studio analizza diversi ambiti: dall’istruzione al mondo del lavoro; dalla famiglia alla violenza di genere, alle prestazioni previdenziali e socio-assistenziali.

Come ogni anno, l’Inps ha presentato il Rendiconto di Genere 2024. Lo studio fornisce un’analisi aggiornata su vari aspetti rilevanti della condizione femminile in Italia ed esamina i dati che evidenziano sia le opportunità sia le criticità nei diversi contesti sociali ed economici. In particolare, molta attenzione è rivolta a temi come il tasso di occupazione, il divario retributivo, il livello di istruzione e la partecipazione delle donne alle posizioni di vertice nelle professioni.

Donne e lavoro: In linea con l’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030

Come si legge nell’introduzione, il Rendiconto non è soltanto una fotografia dell’esistente, ma si propone di stimolare una riflessione per orientare le politiche pubbliche con uno scopo preciso: ridurre le disuguaglianze di genere e garantire alle donne pari opportunità in ogni ambito della vita sociale ed economica, in linea con l’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Fra i 17 SDGs – Sustainable Development Goalsfissati dall’Onu, il 5 si prefigge, appunto, di “raggiungere l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e ragazze”.

Le difficoltà nel mondo del lavoro

A guardare i numeri del rapporto sembra difficile pensare che fra cinque anni gli obiettivi saranno raggiunti. A cominciare dal tasso di occupazione. Nel 2023 si attesta al 52,5%, rispetto al 70,4% degli uomini e le assunzioni femminili hanno rappresentato solo il 42,3% del totale. Solo il 18% delle assunzioni sono a tempo indeterminato a fronte del 22,6% degli uomini. Le lavoratrici con un contratto a tempo parziale sono il 64,4% del totale e anche il part-time involontario è prevalentemente femminile e rappresenta il 15,6% degli occupati, rispetto al 5,1% dei maschi.

Meno pagate ma più istruite

Il gap retributivo di genere rimane un aspetto critico, con le donne che percepiscono stipendi inferiori di oltre venti punti percentuali rispetto agli uomini. Fra i principali settori economici, la differenza è pari al 20% nelle attività manifatturiere, 23,7% nel commercio, 16,3% nei servizi di alloggio e ristorazione, 32,1% nelle attività finanziarie, assicurative e servizi alle imprese. Soltanto il 21,1% dei dirigenti è donna, mentre tra i quadri il genere femminile rappresenta solo il 32,4%.

Per quanto riguarda il livello di istruzione, nel 2023 le donne hanno superato gli uomini sia tra i diplomati (52,6%) sia tra i laureati (59,9%), ma questa superiorità nel percorso di studi non si traduce in una maggiore presenza nelle posizioni di vertice nel mondo del lavoro.

Le donne continuano a farsi carico della maggior parte del lavoro di cura. Nel 2023, le giornate di congedo parentale sono state 14,4 milioni per le lavoratrici, contro appena 2,1 milioni degli uomini. L’offerta di asili nido rimane insufficiente, con solo l’Umbria, l’Emilia-Romagna e la Valle d’Aosta che raggiungono o si avvicinano all’obiettivo dei 45 posti nido per 100 bambini 0-2 anni.

Le denunce per violenza di genere nel 2023 sono aumentate. Il Reddito di Libertà, erogato dall’INPS alle donne vittime di violenza in ambito familiare, nel 2021 ha coinvolto 2.418 donne, mentre negli anni successivi, per mancanza di risorse, sono stati confermati i trattamenti solo nelle regioni Emilia-Romagna e Friuli-Venezia Giulia (circa 233 in tutto nel 2023) grazie a risorse regionali.

Svantaggi anche a fine carriera

La condizione di svantaggio delle donne nel mondo del lavoro si riflette anche sulla pensione. Nel lavoro dipendente privato gli importi medi delle pensioni di anzianità/anticipate e di invalidità per le donne sono rispettivamente del 25,5% e del 32% inferiori rispetto a quelli degli uomini, mentre nel caso delle pensioni di vecchiaia il divario raggiunge il 44,1%. Il numero limitato di donne che beneficiano della pensione di anzianità/anticipata (solo il 27% fra i lavoratori dipendenti privati e il 24,5% fra i lavoratori autonomi) evidenzia le difficoltà a raggiungere gli alti requisiti contributivi previsti, a causa della discontinuità che caratterizza il percorso lavorativo.

L’impegno di tutti gli attori istituzionali

Roberto Ghiselli, Presidente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS, ha sottolineato come “affrontare il problema delle discriminazioni di genere significhi agire su tutte le sue dimensioni che riguardano il mercato del lavoro e i modelli organizzativi, la rete dei servizi, la dimensione familiare e quella culturale”. E aggiunge quanto sia fondamentale “chiamare in causa la responsabilità e l’impegno di tutti gli attori istituzionali, politici e associativi per far sì che i timidi passi avanti registrati in questi anni diventino al più presto l’affermazione di una piena condizione di parità, rimuovendo gli ostacoli che ne sono di impedimento”.

Il report è disponibile a questo link


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