Abbiamo chiesto alle persone che ci hanno accompagnato nelle nostre vare iniziative di scegliere una parola, un concetto che esprima un desiderio, un’aspettativa o una speranza per il 2026. Ecco le loro risposte.
Inizia un nuovo anno, tutti noi facciamo propositi e programmi. Nutriamo speranze, ci creiamo aspettative. Ma che cosa vorremmo davvero dal 2026? C’è una parola, un concetto che meglio di altre sintetizza il nostro augurio? Abbiamo rivolto questa domanda a un gruppo di amici che ci accompagna nelle nostre iniziative, ospite dei nostri Talk o protagonista dei nostri articoli e delle nostre interviste.
Ecco una selezione delle loro risposte.
Iniziamo con un sorriso. Quello che Stefano Borgato, redattore del portale Superando.it, ha scelto per il nuovo anno. “E’ la mia parola-simbolo per il 2026. L’impresa di sorridere nel mondo attuale rischia di diventare titanica, ma bisogna provarci comunque, sempre!”.
Per Manuela Pioltelli, responsabile Collocamento Mirato di Umana, il desiderio è che “per i prossimi anni la disabilità diventi sempre più un argomento da trattare alla luce del sole e che sempre più faccia parte delle normali procedure aziendali senza dedicarle degli spazi altri e riservati”.
Un concetto a cui aggiunge una ulteriore riflessione Sabrina Fontanella, DEI Trainer e Gamification Specialist. “Vi offro come auspicio un concetto che vorrei portare nel mio lavoro del 2026: autocoscienza collettiva. Con questa espressione intendo un modo di vedere l’inclusione come un lavoro su di sé, sui propri stereotipi e privilegi, per portare valore alla collettività”.
Per Mattia Muratore ex atleta, ambasciatore dello sport paralimpico e scrittore, l’augurio è che “il 2026 sia l’anno in cui si cominci a parlare meno di inclusione, ma a metterla in pratica di più, garantendo diritti e dignità per tutte e tutti”.
Originale la parola condivisa da Andrea De Beni, marketing manager e formatore. Il 2026 sarà all’insegna della scelta. “Perché credo sia poco praticata e meriti maggiori attenzioni: in molti casi ci attiviamo senza scegliere ma dominati da pensieri di altri, convinzioni dettate dal contesto, bias che non nascono dalla nostra ferrea volontà. Diversità e Inclusione sono cultura e contesto, non pratiche reali: la stessa cosa può avere più significati a seconda della cultura in cui si vive pertanto il tema non è cambiare “il concetto di diversità” ma cambiare il nostro sguardo sulla stessa, rendendola un’opportunità di crescita del singolo e della collettività”.
E per finire, la parola scelta dal nostro team: e non può essere che insieme. Perché il nostro progetto IJD nasce dalla condivisione di valori e obiettivi; perché siamo convinti che soltanto mettendo intorno allo stesso tavolo persone, istituzioni, scuole, imprese e associazioni possiamo operare un cambiamento concreto nella nostra società; perché le sfide che ci attendono sono molte e soltanto lavorando insieme abbiamo le chance per vincerle.
Buon anno!